venerdì 30 dicembre 2011

77. Lo strumento

In uno dei suoi discorsi di dharma il maestro Yoshimoto si espresse così:
"Il falcetto e la vanga vi sono indispensabili per curare il giardino ma sono solo degli strumenti; allo stesso modo utilizzate le vostre braccia o gambe ed anche la vostra mente. La vostra mente è quindi uno strumento necessario, che però non si identifica con il vostro vero io"
Un giovane monaco rimase molto colpito da queste parole. Ammutolì ed assunse un'espressione di stupore. Yoshimoto era certo che avesse raggiunto l'illuminazione.
Da allora il monaco sparì per alcuni giorni. Il suo corpo esanime venne poi ritrovato nel capanno degli attrezzi.

domenica 7 agosto 2011

76. Fuori dall'inferno

Un monastero Zen che era stato distrutto da un violento incendio venne faticosamente ricostruito e finalmente riaperto. Il maestro, miracolosamente sopravvissuto al disastroso evento, accolse un pellegrino che gli parlò così:
"La mia mente non trova pace, è tormentata come dalle fiamme dell'inferno! Aiutami, ti prego, a trovare la via d'uscita!"
Il maestro, spaventato, rispose impulsivamente:
"Sei già fuori!"
Il pellegrino fu illuminato, ringraziò e si allontano. Il maestro trasse un profondo sospiro di sollievo.

75. All'inferno

Un pellegrino arrivò ad un monastero Zen e si rivolse al maestro:
"La mia mente non trova pace, è tormentata come dalle fiamme dell'inferno! Aiutami, ti prego, a trovare la via d'uscita!"
"Tu stessi riconosci che l'inferno non esiste se non nella tua mente. Hai tutte le capacità per riconoscere ed evitare i pensieri e le azioni che ti trascinano tra le fiamme. Se rimarrai qui io ti aiuterò a trovare la via."
Il pellegrino accolse l'invito e si fermò da subito presso il monastero.
Quella stessa notte divampò un incendio che distrusse l'intero edificio e costò la vita a buona parte dei monaci.

mercoledì 6 aprile 2011

74. Una foglia di pippala

Un altro monaco chiese consiglio allo stesso maestro Zen:
"Anch'io, quando medito, rimango intrappolato nella fitta rete dei miei pensieri. Suggerisci anche a me una prodigiosa tecnica di visualizzazione."
"Ricordati che il Buddha Shakyamuni, quando raggiunse l'illuminazione, conobbe l'essenza del tutto guardando una foglia di pippala. Concentra quindi la tua mente su questa semplice immagine: quella di una foglia, una soltanto."
Ansioso di mettere in pratica il suggerimento, il monaco andò a rifugiarsi in una grotta dove poter meditare sulla foglia senza essere disturbato.
Passarono giorni e settimane senza che si facesse più vivo. Quando andarono a cercarlo, di lui non vi era più traccia. Non riuscirono neppure ad accedere alla grotta da tanta era la vegetazione che ne ostruiva l'ingresso: radici nodose, robusti rami intrecciati ma soprattutto foglie, innumerevoli ed enormi foglie.

lunedì 28 marzo 2011

73. Lucidità

Un monaco Zen discuteva delle proprie difficoltà col maestro:
"Nonostante io reciti i mantra non riesco ad allontanare i pensieri durante la meditazione."
"Il mantra funziona come una spazzola per i pensieri. Prova ad immaginare una spazzola che, con lo stesso movimento ripetuto incessantemente, svuota e pulisce la tua mente. Vedrai, non immagini cosa si possa ottenere con queste tecniche di visualizzazione"
Il monaco mise a frutto il consiglio del maestro e raggiunse l'illuminazione, cosa di cui tutti si resero subito conto. Infatti il suo cranio rasato rifletteva la luce ed abbagliava gli altri monaci da tanto era lucido.

sabato 26 febbraio 2011

72. Cosa è importante?

Un maestro Zen ascoltò un monaco che gli si rivolse così:
"Che cosa c'è di importante nella vita? Tu mi devi dare una risposta!"
Il maestro sapeva che tali interrogativi svaniscono quando si vive con piena consapevolezza il presente, quando si percepisce l'importanza di ogni singolo dettaglio come parte imprescindibile del tutto. Per far comprendere tutto ciò con immediatezza al monaco, avendo notato un cane randagio che passava per caso nel cortile del monastero, gli rispose così:
"Importante è il cane che sta passando nel cortile!"
Il monaco non raggiunse l'illuminazione, scosse il capo e con sconforto si allontanò.
Mentre attraversava il cortile venne aggredito con inspiegabile ferocia dal cane randagio, che lo morse provocandogli diverse ferite.

sabato 5 febbraio 2011

71. Niente di particolare

Il maestro Yoshimoto non si stancava di spiegare che l'auto-realizzazione non giungeva miracolosamente ma era anche frutto di disciplina, impegno, assunzione di responsabilità.
Ad un giovane annoiato che gli chiedeva quale fosse il senso della vita rispose così:
"Che cosa hai fatto oggi?"
"Non so, niente di particolare..."
"Così hai risposto da solo alla tua domanda."
Yoshimoto sperò in un'illuminazione. Il giovane continuò invece a non fare niente di particolare.

giovedì 20 gennaio 2011

70. La cosa giusta

Un pellegrino si presentò così ad un maestro Zen: "Giungo qui perché tu mi spieghi qual è la cosa giusta da fare per dare un significato alla mia vita. Ho ascoltato i consigli di tante persone e, per quanto io ci pensi e ci ripensi, non riesco a capire quale sia questa cosa giusta."
"Non devi fare nulla se non liberare la tua mente da questi pensieri. Quando avrai superato i concetti di giusto e sbagliato il tuo dilemma svanirà"
Il pellegrino, affascinato dalle parole del maestro, si fermò a dormire nel monastero.
Il giorno dopo ripartì perché, dopo aver riflettuto tutta la notte, decise che restare lì non era la cosa giusta da fare.

venerdì 24 dicembre 2010

69. Il rifugio

Un giovane si presentò ad un maestro Zen poiché, pur proveniendo da una famiglia agiata, si sentiva infelice.
"Chiedo di diventare un monaco per poter rimanere chiuso fra queste mura che mi proteggano da quanto di brutto e triste esiste nel mondo". Queste furono le parole con le quali si rivolse al maestro, che così gli rispose:
"Solo trovando il Buddha che già è in te potrai raggiungere il perfetto rifugio che ti proteggerà anche nelle circostanze più avverse della vita"
Da allora il novizio venne sottoposto a delle durissime prove, costretto a meditare a lungo sotto la pioggia sferzante od il sole cocente, od ancora vegliando nelle ore notturne e digiunando per l'intera giornata.
Da questo terribile tirocinio il giovane trasse un utile insegnamento. Ritornò infatti a fare la stessa vita di prima, pensando che in fondo non era poi così male.

sabato 18 dicembre 2010

68. Cecità ed illuminazione

Un povero viandante cieco sostò presso un monastero Zen. Venne ricevuto dal maestro, col quale dialogò così:
"Triste e difficile è l'esistenza di chi vive senza la luce che lo guidi lungo il cammino e che gli permetta di godere della bellezza del mondo"
"La vera illuminazione non è data né dal sole né da una lampada", rispose il maestro. "Nella tua mente esiste già una luce che, ne sono certo, rischiarerà presto il cammino che ti condurrà al risveglio."
Rincuorato e reso fiducioso da queste parole il viandante si allontanò, senza chiedere a nessuno la direzione.
Tempo dopo il suo corpo fu ritrovato in fondo al pozzo, nel giardino del monastero.

giovedì 14 ottobre 2010

67. Libertà

Il monaco Ziyou si rivolse un giorno così al proprio maestro Zen:
"La vita in questo monastero è fatta solo di rituali estenuanti, obblighi onerosi dei quali non capisco neppure il significato. E' una vita da schiavo! Non penso si possa ottenere alcunché rinunciando al sacro diritto alla libertà personale!"
Rispose calmo il maestro:
"In piena libertà hai deciso di prendere i voti, ora se lo vuoi sei altrettanto libero di andartene."
Ziyou non seppe cosa replicare e, dopo un attimo di esitazione, si congedò dal maestro.
Da allora non si lamentò più; rimase nel monastero fino alla fine dei suoi giorni, sperando di raggiungere l'illuminazione.

venerdì 11 giugno 2010

66. Verità

Il giovane Cheng aveva preso i voti da pochi mesi ma era sempre più nervoso ed insofferente.
Un giorno si rivolse così al maestro Zen:
"Io sono perennemente in cerca della verità e tu non mi sei stato di alcun aiuto!"
"Io sono un maestro Zen e tutti i maestri Zen mentono"
"Se sei un maestro bugiardo allora non è vero quel che dici, cioè che i maestri Zen mentono. Se però non menti, allora è vero quel che dici, cioè che i maestri Zen mentono...come la mettiano?"
"Che ne so? Sei tu ad essere ossessionato da questa storia della verità. A me non importa, ho di meglio da fare."
Non sappiamo se Cheng raggiunse l'illuminazione, di sicuro da quel giorno tutti lo videro molto più tranquillo e riposato.

mercoledì 28 aprile 2010

65. Fame

Il monaco Sake si rivolse al proprio maestro:
"Aiutami, sono affamato di verità!"
Il maestro gli sottopose questo famoso koan:
"Come far uscire l'oca dalla bottiglia, senza uccidere l'oca e senza rompere la bottiglia?"
Sake, senza neppure chiedersi come fosse possibile chiudere un'oca viva in una bottiglia, si raccolse in meditazione per giorni e giorni, determinato a risolvere il rompicapo, cercando di non cedere neppure al sonno né ai morsi della fame.
Nel frattempo, nei pressi del monastero, passò un mendicante che trovò, con grande meraviglia, un'oca chiusa in una bottiglia. Ruppe il vetro e prese l'animale, senza doverlo uccidere poiché era già morto.
Il mendicante non trovò l'illuminazione bensì qualcosa da mangiare per quel giorno.

venerdì 2 aprile 2010

64. La giusta domanda

Lo stesso giovane pellegrino raggiunse un altro maestro Zen, a cui parlò così:
"Sono giunto fino a te perché so che conosci tutte le risposte"
"E' vero" replicò il maestro "ma per avere la giusta risposta ci vuole prima la giusta domanda"
Anche per questa volta niente illuminazione.

sabato 27 marzo 2010

63. Il dubbio

Un giovane pellegrino, che si diceva eroso dai dubbi, giunse ad un monastero per poter parlare con un maestro Zen, noto per i suoi insegnamenti illuminanti.
"Dimmi dunque, cosa vai cercando?" con queste parole lo accolse il maestro.
"Mah, veramente non saprei dire...cioè...naturalmente vorrei essere felice, come tutti del resto...però...non so proprio come"
"E se invece di pensare che vorresti essere felice tu non cominciassi ad esserlo davvero?"
Nell'udire ciò il pellegrino pensò di aver raggiunto l'illuminazione e decise di fermarsi nel monastero.
Il giorno dopo però aveva cambiato idea e se ne andò.

lunedì 15 febbraio 2010

62. Pulire la mente

Un monaco infelice dialogava col proprio maestro:
"Sinceramente ritengo sia impossibile trovare l'illuminazione in questo mondo di cacca!"
"Sciocco! Non il mondo, ma la tua mente è piena di cacca. Svuotala!"
Il monaco trovò l'illuminazione. Il monastero trovò finalmente qualcuno disposto ad occuparsi delle latrine.

domenica 31 gennaio 2010

61. Cieca devozione

Un maestro Zen molto anziano e malato chiamò a raccolta i discepoli del suo monastero.
"E' giunto ormai il tempo per me di abbandonare quest'esistenza. Sarà mio successore chiunque se ne mostrerà degno ora, in questo stesso istante!"
Dopo una breve perplessità tutti i monaci si genufletterono col viso rivolto a terra, in segno di devozione. Solo uno fra loro si alzò e, invisibile a tutti, sedette sul cuscino riservato al maestro, dopo averne sollevato e deposto a terra il gracile corpo.
"Tu sarai il mio successore, non per tuoi particolari meriti, ma perché tutti gli altri sono degli..."
Il maestro spirò prima di terminare la frase.

venerdì 22 gennaio 2010

60. Insegnamento orale

Un mercante molto ricco e presuntuoso passò un giorno a fare visita ad un famoso maestro Zen.
"Sei conosciuto per la tua saggezza e la profondità dei tuoi discorsi; sono proprio curioso di sentire se dalla tua bocca può uscire una qualsiasi cosa in grado di trasmettere un insegnamento anche ad un uomo realizzato come me"
Il maestro finì tranquillamente di sorseggiare la sua tazza di tè, dopodiché ne sputò l'intero contenuto sul viso del suo interlocutore.
Il mercante raggiunse l'illuminazione. Abbandonò tutti i suoi averi e si fermò a vivere nel monastero, dove ogni mattina compie abluzioni col tè.

venerdì 13 novembre 2009

59. La ricerca

Un pellegrino giunse ad un monastero Zen ove fu accolto dal maestro, al quale parlò così: "Sono alla ricerca del vero me stesso, questa vita sembra non appartenermi, la trovo inutile e fastidiosa"
Questa fu la risposta del maestro: " Il vero te stesso posso vederlo con chiarezza, è molto più inutile e fastidioso di come sei tu adesso"
Il pellegrino, sbalordito, non poté che interrompere la ricerca. Raggiunse così l'illuminazione.

lunedì 19 ottobre 2009

58. Luce ed oscurità

Quel mattino il buio stava cedendo il posto al sole, ma Yukio non se ne avvedeva. Era totalmente assorbito dai propri pensieri e dai propri dubbi. Più tardi ottenne di poter conversare col maestro: "Venerabile, io non trovo pace. Sono impaurito tanto dalla luce della vita come dall'oscurità della morte"
Il maestro, che stava tranquillamente bevendo il tè, si espresse così: "Sai Yukio, nel lontano occidente il Cristo insegnò che è la morte e non la vita ad essere un illusione, e non promise la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni, bensì la vita eterna."
Detto ciò indicò la finestra con un lieve cenno del capo. Era sera e la luce stava cedendo il posto alla notte...

lunedì 7 settembre 2009

57. Pazienza

Nel monastero regnava un'atmosfera di grande serenità, solo il giovane Xin Ji dava segni di insofferenza ed inquietudine. Il maestro gli suggerì allora di ritirarsi in completa solitudine, in una grotta che si trovava ai margini della foresta di bambù che circondava il monastero, dove avrebbe dovuto meditare a lungo sul valore della pazienza.
Passarono delle settimane, che divennero mesi, ma Xin Ji non ricompariva ancora. Il maestro in persona decise allora di andarlo a trovare per accertarsi delle sue condizioni.
Giunto all'ingresso della grotta intravide la figura del monaco in posizione seduta.
"Allora Xin Ji, stai bene? Hai dunque meditato a sufficienza?"
Una voce gli rispose dal buio: "Ma vai affanculo!"

venerdì 4 settembre 2009

56. Rabbia

Ai Uchi era un monaco iroso che seminava spesso lo scompiglio nel monastero, con i suoi attacchi di rabbia, le aggressioni verbali ed anche fisiche ai danni degli altri monaci.
Quando il maestro lo convocò per discutere il problema lui gli rispose così: "Ho preso i voti proprio per cercare di controllare e vincere la mia aggressività, ma purtroppo non ho ottenuto alcun risultato"
Questa fu la risposta del maestro: "Ti invito solo a meditare su questo: la rabbia che tu esprimi è come un veleno, ma nel momento in cui la sfoghi contro gli altri sei comunque tu a restare intossicato più di tutti, sei tu la principale vittima di te stesso"
Avvilito e disperato Ai Uchi rifletté sulla metafora usata dal maestro: decise di trangugiare definitivamente tutto il veleno in modo che questo nuocesse solo a se stesso e non più agli altri. Salì sul tetto più alto del monastero e si lanciò per uccidersi. Si tolse così la vita, ma nello schianto uccise anche il maestro che stava pacificamente meditando nel giardino sottostante.

giovedì 3 settembre 2009

55. Noia

Il direttore di una prestigiosa accademia teatrale cinese abbandonò l' attività per entrare in un monastero Zen e cercare il vero significato della propria esistenza.
Sotto la guida di un severo maestro, lui e gli altri monaci si impegnavano in interminabili sedute di meditazione, interrotte solo da un frugale pasto mattutino.
Dopo alcune settimane l'ex-direttore ottenne il permesso di parlare col maestro: "Venerabile, tutta questa inattività forzata è molto frustrante, io sono una persona abituata a lavorare molto ed in questo modo provo una noia ed un senso d'inutilità intollerabili."
"Non è l'inattività ad opprimerti, bensì la troppa attività, l'attività incessante della tua mente, dei tuoi pensieri. Se meditare a lungo ti annoia posso solo consigliarti di meditare ancora più a lungo."
ll consiglio non trovò modo di essere messo a frutto; il monastero infatti dovette presto chiudere a causa dell'abbandono da parte di tutti i monaci. In compenso l'accademia teatrale, grazie anche all'arrivo di molti nuovi aspiranti attori, riprese a lavorare intensamente.

sabato 15 agosto 2009

54. Nessun pensiero

Un monaco chiese al proprio maestro: "Una mente libera dai pensieri, com'è?"
Dopo una pausa silenziosa il maestro rispose: "Non saprei come spiegarti ora, bisogna che ci pensi un attimo."

lunedì 27 luglio 2009

53. Vacanza

Un rinomato artigiano decise di concedersi un po' di riposo; durante la stagione calda lasciò la propria bottega e la famiglia per recarsi presso un monastero Zen ove trascorrere una settimana di pace e di meditazione. Il maestro naturalmente lo accolse, ma non mancò di redarguirlo. Gli fece notare come fosse insita nella parola stessa "vacanza" l'idea di una vacuità, un vuoto od un assenza da colmare, suggerendo che viceversa nella vita sarebbe saggio cercare di creare del vuoto, anziché riempirlo ad ogni costo. Gli disse inoltre quanto fosse errato contrapporre il lavoro alla vacanza, gli obblighi sociali al tempo libero, quasi a voler vivere due vite senza mai essere soddisfatto, mentre la vita è una sola ed unica opportunità di auto-realizzazione.
Questi preziosi suggerimenti spinsero l'artigiano a meditare profondamente. Non riuscì a raggiungere l'illuminazione perché il lunedì mattina di buon ora doveva tornare a lavorare.

lunedì 22 giugno 2009

52. Una vita semplice

Il giovane Maka Ku soffriva da tempo di disturbi nervosi. La notte non riusciva a trovare riposo, anziché dormire si rigirava in preda a pensieri cupi ed angoscianti.
Si rivolse dunque ad un maestro Zen, sperando di trovare nella vita semplice e serena del monaco, un sollievo al proprio malessere.
Il maestro lo redarguì da subito: “ Non devi considerare i tuoi disturbi come nemici, ma come preziosi alleati che ti suggeriscono i cambiamenti che devi affrontare per raggiungere l’auto-realizzazione”.
Meditando sul questo profondo insegnamento Maka Ku ottenne presto un grande beneficio. La notte tornò ad offrirgli dei lunghi e profondi sonni ristoratori, che alleviarono la stanchezza del suo corpo e della sua mente.
Interruppe tuttavia il cammino che lo avrebbe portato all’illuminazione definitiva, abbandonando la vita semplice e serena del monaco, che prevedeva, fra le altre cose, la sveglia alle quattro e mezza del mattino.

sabato 20 dicembre 2008

51. Il caos

Ikebana, il giardiniere di un prestigioso monastero Zen, conversava col proprio maestro: “Ogni giorno medito e mi prendo cura del giardino, ma nella mia mente non trovo la pace, la vita mi pare una lotta impari contro le forze del caos.”
“Nella vita tutto è impermanenza, il caos nasce solo se la tua mente si oppone a questo concetto. Accettalo e la lotta cesserà.”
Ikebana fu illuminato. Dopo poche settimane il monastero fu circondato dalle erbacce e dalla sterpaglia.

venerdì 10 ottobre 2008

50. Intelligenza

Un monaco ottenne un udienza col proprio maestro Zen: "Maestro, sono molto deluso. Da anni seguo i tuoi insegnamenti ma, malgrado la mia intelligenza, non ho notato alcun progresso spirituale"
"Tu sei intelligente, è vero, ma non credere che questo possa esserti di grande aiuto, è più facile che ti sia di ostacolo. Potresti apprendere molto osservando gli animali privi di intelletto. Il semplice istinto li guida verso ciò che è meglio per loro, ed essi non si curano del domani."
Il monaco fu molto colpito da queste parole. Da allora ha abbandonato il monastero; lo si vede a volte aggirarsi nudo per la foresta, dissetarsi presso un ruscello, nutrirsi di frutti colti dagli alberi. Non risponde più se non emettendo dei versi gutturali.
Qualcuno dice che abbia raggiunto l'illuminazione, anche se è impossibile stabilirlo con certezza.

mercoledì 11 giugno 2008

49. Il silenzio della mente

“Adesso facciamo il gioco del silenzio della mente”, disse il maestro Zen ai discepoli del suo monastero. “A partire da questo momento non un pensiero dovrà disturbare la vostra meditazione”.
Il monaco Tamaru sprofondò nella pace di una mente assolutamente serena e vacua.
Pochi minuti dopo affiorò sulle sue labbra un sorriso di auto-compiacimento.
“Tamaru, ti ho sentito!”, il grido del maestro squarciò il silenzio.
Tamaru fu illuminato e fu eliminato.

mercoledì 28 maggio 2008

48. Cambiamento

Fetu-tzu era un uomo collerico e violento. Cadeva spesso preda di terribili attacchi d’ira che lo portavano anche a picchiare la moglie ed i figli.
Non riuscendo a controllarsi, decise un giorno di prendere i voti ed entrare in un monastero, nella speranza di riuscire così a cambiare.
Nel monastero la sua condotta era perfetta ma dentro di sé si sentiva sempre eroso da una rabbia che riusciva a stento a controllare. Provava ostilità nei confronti di tutto e tutti, in particolare del proprio maestro, al quale un giorno si rivolse:
“Maestro, credo che tu non sia in grado di aiutarmi, dopo tanto tempo sento di non essere ancora diventato un uomo migliore.”
“Devi liberarti dell’idea di diventare qualcosa che tu non sia già, così come ti libereresti di un fardello. Quello che tu vuoi diventare è già in te, non lo devi cercare. Smetti di pensare di dover cambiare e comincia ad essere ciò che sei veramente.”
Fetu-tzu fu illuminato. Il maestro se la cavò con un braccio ingessato e sei punti di sutura al volto.

mercoledì 14 maggio 2008

47. Bastare a sé stessi

Un monaco frustrato espresse un giorno il proprio risentimento nei confronti del maestro: “Un tempo ero un medico ricco e stimato, poi ho donato tutti i miei averi al monastero per ricercare la verità. Tu però non mi hai elargito alcun insegnamento, esigo da te l’attenzione che mi devi!”
“Cerca di essere meno arrogante e più fiducioso. Quelle ricchezze erano una zavorra di cui ti sei liberato, un primo passo verso una rinascita spirituale. È qualcosa che hai fatto per te, non certo per me. Tu hai bisogno della mia guida ma io, in quanto maestro illuminato, non ho più bisogno di nulla e di nessuno.”
Il monaco se ne andò subito dopo, seguito a poco a poco da tutti gli altri suoi colleghi.
Il monastero ora è chiuso e si dice che il maestro, pur di sopravvivere, sia costretto a fare il servo nella casa di un famoso medico.

sabato 10 maggio 2008

46. Morire e rinascere (forse)

Trovandosi nuovamente in un periodo di stasi creativa, l'autore delle freddure Zen si rivolse al proprio maestro: "Temo di non riuscire nel mio progetto di regalare all'umanità 101 freddure."
"Non devi forzare il tuo karma, sai bene che un opera spirituale richiede spesso diverse incarnazioni per essere portata a termine."
L'autore, nel dubbio, decise di rimettersi subito al lavoro e ricavò una nuova storia da questo episodio.

mercoledì 12 marzo 2008

45. Luce riflessa

Un monaco Zen parlò al proprio maestro: “Solo vicino a te io trovo la pace, la tua sola presenza mi rassicura e le tue parole mi guidano. Tu sei la mia luce.”
“Figliolo, che te ne fai dell’illuminazione e della buddhità di un altro? Restare qui non ti è utile, non puoi brillare di luce riflessa! Allontanati, medita in solitudine e ritorna da me solo quando avrai trovato l’illuminazione.”
Addolorato e timoroso, ma fiducioso nelle parole del maestro, il monaco se ne andò. Usci dal monastero ma si smarrì nel buio della notte, nessuno lo vide più.

martedì 29 gennaio 2008

44. Il Buddha nella zanzara

Harakiri, sempre più confuso e addolorato, parlò ancora al maestro: “Mentre cercavo di percepire quel senso di comunione con l’universo che tu mi hai descritto, sono stato punto da una zanzara. Come posso pensare che il Buddha viva anche in un insetto così molesto e provare compassione per esso?”
Il maestro rispose:”Zzzzzzzzzzzzzzzz!”
Harakiri ottenne l’ illuminazione e fu sereno fino a quando morì. Di malaria.

lunedì 28 gennaio 2008

43. Delusioni d'amore

Harakiri giunse presso un monastero Zen ed ottenne di parlare col maestro: “Per anni ho cercato la felicità attraverso l’amore di una donna, ma sono passato da una delusione all’altra ed ho trovato solo sofferenza. Per questo ho deciso di diventare monaco.”
Questo replicò il maestro: “L’unico vero amore è la compassione indistinta per tutti gli esseri viventi, a ciascuno dei quali il nostro destino è indissolubilmente legato. Tutti noi siamo soltanto manifestazioni impermanenti, gocce in quell’unico grande oceano di vita che è il creato. Per questo il desiderio e l’attaccamento ad una cosa in particolare generano sofferenza e non possono essere chiamati amore”.
Mentre Harakiri meditava sul significato profondo di queste parole, venne punto al polpaccio da una zanzara. Purtroppo fallì nel tentativo di provare compassione per quell’insetto meraviglioso.

martedì 22 gennaio 2008

42. Senso di vuoto

Lo stesso monaco ed il suo ex-maestro si recarono presso un altro maestro Zen per interrogarlo sullo stesso quesito: “Se l’essenza di ogni cosa è il vuoto, qual è il significato dei tuoi insegnamenti, della mia ricerca, della nostra pratica quotidiana?”
Questa fu la risposta: “Dovete capire semplicemente una cosa: una tazza può contenere acqua, vino o latte ma non si identifica con nessuno di questi, bensì con il vuoto che le permette di contenerli. Allo stesso modo la mente non si identifica con i pensieri che contiene, essa è vuota nella sua essenza”.
I due furono subito illuminati ed anche la loro cefalea scomparve.

domenica 6 gennaio 2008

41. Vuoto di senso

Un monaco che stava attraversando un momento di crisi interrogò così il proprio maestro: “Se l’essenza di ogni cosa è il vuoto, qual è dunque il significato dei tuoi insegnamenti, della mia ricerca, della nostra pratica quotidiana?”
Il monaco non fu illuminato, bensì mandò in crisi anche il maestro.

sabato 5 gennaio 2008

40. Lo Zen e l'arte di cadere

Un pellegrino disperato giunse presso un monastero alla ricerca della verità. Il maestro Zen gli parlò così: "Tu cerchi la verità come se fosse un appiglio a cui aggrapparti, ma l’unica verità è che non esistono appigli, devi solo imparare a lasciarti cadere”
Il pellegrino fu illuminato. Il giorno dopo il suo corpo privo di vita venne ritrovato in fondo ad un burrone.

martedì 23 ottobre 2007

39. Lo Zen dell'albero

Un maestro Zen si recò per una passeggiata al di fuori del monastero. Incontrò un discepolo che da molti giorni e notti stava meditando sotto una quercia, e che si rivolse a lui così: “Maestro, siedo sotto un albero perché so che è così che il Buddha Shakyamuni raggiunse l’illuminazione, ma finora non mi è stato d’aiuto”.
Così gli parlò il maestro: “Quest’albero si regge autonomamente in piedi grazie al suo tronco, ma anche grazie alla terra alla quale le sue radici sono saldamente ancorate, mentre i suoi rami si protendono verso il cielo. E’ in armonia con l’universo e non chiede né si aspetta niente di più di questo. Se la tua mente fosse vuota, aperta e ricettiva, molto potrebbe dirti quest’albero!”
Così il discepolo fu risvegliato. Subito dopo una pigna lo colpì in testa e cadde addormentato.

domenica 23 settembre 2007

38. Vivere e morire

Un giovane viaggiò fino ad un monastero Zen per porre un quesito al maestro: “Dimmi, ti prego, cosa sarà di noi dopo la morte, l’interrogativo mi angustia senza darmi pace!”
“In realtà non è questo il tuo vero dubbio, devi guardare meglio dentro te stesso. Medita e torna qui fra un anno.”
Un anno dopo l’uomo tornò, ma la domanda che gli bruciava nel cuore era sempre la stessa, ed il maestro gli rispose nello stesso modo.
Anno dopo anno, decennio dopo decennio, l’uomo tornava al monastero afflitto dal mistero della morte, ma il maestro imperturbabile lo faceva tornare a casa per meditare ulteriormente.
L’uomo era diventato vecchio. Si rese conto di quanto fosse faticoso percorrere, appoggiato al proprio bastone, il sentiero che lo portava ad incontrare il maestro, anch’ egli ormai molto anziano, lo stesso sentiero che aveva attraversato numerose volte con vigore.
Ogni anno, al sopraggiungere della bella stagione, si era sempre messo in cammino senza godere davvero del sole, del cielo azzurro, del profumo dei fiori o del canto degli uccelli, straziato com’era dalla paura di morire.
Ora che sapeva di essere prossimo alla morte si accorse di come aveva sprecato la propria esistenza. Realizzò così finalmente ciò che il maestro voleva fargli capire: non della morte, ma di come utilizzare la propria vita ci si doveva preoccupare, per vincere la paura! Si incamminò ancor più velocemente per poter porre infine il giusto quesito.
Purtroppo il suo debole cuore non sopportò lo sforzo, l’uomo morì poco dopo.

mercoledì 22 agosto 2007

37. Abbandonare i desideri

Un uomo giunse presso un monastero e parlò così al maestro Zen: “Mi hanno raccontato molto su di te e sono venuto qui perché desidero imparare lo Zen, di cui non so nulla”
“Abbandona il tuo desiderio, poiché questo nulla non può essere insegnato né spiegato a parole”
L’uomo non fu illuminato, almeno per il momento.

lunedì 13 agosto 2007

36. Vivere ogni istante

Un monaco chiese al proprio maestro: “Come posso accorgermi che sto per raggiungere l’illuminazione?”
“Ti è appena sfuggita, mentre eri intento a pormi questa domanda”

venerdì 10 agosto 2007

35. La via immobile

Un pellegrino, che errava ormai da moltissimi anni, passò un giorno presso un monastero Zen ed interrogò il maestro.
"Viaggio da tempo immemore senza una meta, in cerca della verità. Mi sai indicare quale via devo percorrere?"
"Devi trovare la via che non si può percorrere e che, anziché condurti altrove, ti riporti a te stesso."
Il pellegrino fu così illuminato, e finalmente si fermò.

martedì 24 luglio 2007

34. Illuminazione naturale

Durante una torrida mattina d’estate un gruppo di monaci godeva della frescura del tempio.
Uno di essi realizzò che soltanto dal contatto diretto con la natura poteva giungergli la consapevolezza del profondo legame che lo univa alle altre creature dell’universo.
Uscì quindi dal tempio per sedersi a meditare su di un prato, determinato a non smettere fino a che non avesse raggiunto l’illuminazione.
Il sole lo illuminò con intensità persino eccessiva, alla sera gli altri monaci si presero cura delle sue ustioni e lo salvarono dalla disidratazione.

martedì 10 luglio 2007

33. Innocenza

Il monaco Kaku dialogava col proprio anziano maestro: “Spero di poter essere anch’io un illuminato quando avrò raggiunto la sua venerabile età, maestro, e sarò così colmo d’esperienza”
“Caro Kaku, in realtà la molta esperienza è qualcosa di inutile, se non dannoso! L’illuminazione si raggiunge ritrovando lo sguardo innocente ed entusiasta di un bambino ed il suo sorriso. I vecchi non sorridono più perché nei loro sguardi si legge solo la fatica ed il peso delle passate sofferenze, fisiche e psicologiche. Gli unici vecchi sereni sono i dementi, malgrado la pena che causano ai loro cari, perché hanno scordato il passato e vivono, in beata inconsapevolezza, sospesi nel presente!”
Nell’udire queste dure ed inattese parole Kaku fu illuminato all’istante. Ora è lui alla guida del monastero, mentre al vecchio maestro non resta che tentare inutilmente di predicare ai propri compagni d’ospizio.

mercoledì 27 giugno 2007

32. Una lunga strada

Un monaco si rivolse così al proprio maestro: “Trovo una grande pace nella meditazione, ma la smarrisco quando ritorno ai miei doveri quotidiani”
“Devi far si che ogni tuo gesto sia meditazione, tieni la mente concentrata sulle azioni che stai svolgendo e non permettere che altri pensieri ne distolgano l’attenzione”
“Grazie, non ci avevo pensato, bisogna che mi ricordi di pensarci ogni volta che faccio qualcosa!”
Il maestro sospirò pensando a quanto può essere lunga e tortuosa la strada verso il Satori.

mercoledì 13 giugno 2007

31. Il silenzio

L'autore delle freddure Zen da qualche tempo non riusciva più a scrivere nulla e si rivolse così ad un maestro: "Aiutami, mi sembra di non trovare più l'ispirazione"
"Cha cosa trovi quando cerchi l'ispirazione?"
"Solo il silenzio"
"Il silenzio è il più autentico e profondo dei racconti zen"
L'autore annuì e tacque.

lunedì 28 maggio 2007

30. Seguire le proprie inclinazioni

Un monaco che trovava molto difficile osservare la castità chiese consiglio al maestro, che così gli rispose: “Il desiderio non genera che sofferenza, nessuna gioia vera e duratura viene dai piaceri carnali. Medita a lungo sull’impermanenza di tutte le cose”
Il monaco meditò sul corpo della giovane fidanzata che aveva lasciato per prendere i voti, su come questo si sarebbe deteriorato col passare degli anni. Non raggiunse l’illuminazione, bensì si decise a lasciare il monastero il più in fretta possibile.

venerdì 25 maggio 2007

29. Lo specchio infranto

Il monaco Nikon si struggeva riflettendo continuamente sul concetto di illusorietà della realtà.
Un giorno, guardandosi nel suo vecchio specchio appannato, capì finalmente che la sua mente, così come lo specchio, non gli offriva altro che un immagine fittizia del mondo.
Nikon infranse lo specchio e fu illuminato.
Viene ricordato come il primo monaco buddhista che si lasciò crescere la barba ed i capelli lunghi, dato che non riusciva più a radersi senza farsi dei tagli terribili.

martedì 22 maggio 2007

28. Rinascere dal fango

Un maestro Zen parlò così ad un discepolo che gli aveva confessato la propria sfiducia e rassegnazione: “Così come il meraviglioso fiore di loto riesce a vedere la luce nascendo dal fango, anche per te, come per ognuno, c’è la possibilità di raggiungere l’illuminazione. Oltre la foresta c’è il monastero dove io stesso ho imparato. Vai là presentandoti come mio discepolo e sarai accolto.”
L’uomo si incamminò con una rinnovata speranza nel cuore, ma non giunse mai a destinazione. Di lui si persero le tracce dopo che si era addentrato nella grande palude.

sabato 19 maggio 2007

27. Illuminazione immediata

Un uomo si recò presso un famoso maestro Zen: “Accoglimi, ti prego. Voglio diventare un buddhista.”
“E perché vuoi fare questo?”
“Per trovare me stesso.”
“Ed in che modo speri di riuscire?”
“Seguendo le orme del Buddha.”
“Forse che il Buddha era un buddhista?”
L’uomo ottenne subito l’illuminazione. Se ne andò ringraziando e compiacendosi del tempo risparmiato.

lunedì 7 maggio 2007

26. Movimento

Un gruppo di monaci osservava una bandiera che sventolava.
“La bandiera si muove”, disse un monaco.
“E’ il vento che si muove”, rispose un secondo monaco.
“Sono le vostre menti che si muovono”, asserì un terzo monaco.
“No, sono le vostre lingue che si muovono!”, aggiunse un quarto monaco.
“Interroghiamo il maestro!” , propose un quinto monaco
Il maestro però, stanco di tutto questo movimento, si era addormentato.

giovedì 3 maggio 2007

25. Il trasloco di Dario

Terminate le faticose operazioni di trasloco, Dario si allontanò dalla vecchia abitazione per trasferirsi definitivamente in quella nuova, assieme alla sua famiglia.
Giunto nei pressi della casa chiese le chiavi a sua moglie Tina, che gli rispose: “La nostra unica dimora è nel Buddha e nel Dharma”. Nel dire ciò gettò le chiavi in fondo al lago.
Dario fu illuminato. Da allora attraversa la Brianza a piedi, nutrendosi di una sola ciotola di polenta al giorno. Si è fatto crescere una lunga e folta barba che gli dona l’aspetto di un saggio, per questo è chiamato da tutti “Và-lavurà-barbun”.

Dedicata ad un amico sopravvissuto di recente ad un trasloco.

sabato 28 aprile 2007

24. Lo Zen del cuoco

In uno dei suoi discorsi di Dharma il maestro Tokay spiegò come la vera gioia non stia nel portare a termine un compito, ma nel realizzarlo con partecipazione mentale, senza preoccuparsi del risultato.
Il cuoco del monastero fu particolarmente colpito da ciò. La sera stessa si dedicò alla cena libero dall’ansia di incontrare il favore dei monaci, e nel semplice atto di cucinare trovò l’illuminazione. I monaci invece passarono la notte intera con la diarrea.

martedì 24 aprile 2007

23. Nulla

La dove un tempo si trovava la capanna di Inoki, sulla cima della montagna, si trova ora un’ epigrafe intagliata nel legno: “Avete compiuto un lungo cammino per giungere fin qua, dove non c’è nulla”
Sul posto non venne costruito un monastero.

Nota: al termine di questo breve ciclo di freddure dedicate ad Inoki viene da chiedersi se questo saggio eremita non sia realmente esistito. Eravamo sul punto di intraprendere delle ricerche storiche, ma abbiamo poi desistito per poter finalmente rispettare il desiderio di Inoki di essere lasciato in pace.

lunedì 16 aprile 2007

22. Un saggio tra la folla

Il principale insegnamento tramandato dal saggio Inoki è che non è necessario isolarsi dagli altri per vivere come un santo illuminato. Stanco infatti di attirare pellegrini idioti, Inoki decise un giorno di abbandonare il suo eremo sulla montagna per andare a vivere in una grande città dove, in mezzo alla folla, avrebbe continuato ad essere un saggio senza che nessuno ci facesse caso.

martedì 10 aprile 2007

21. Adempiere ai propri doveri

Un altro pellegrino ancora si rivolse così ad Inoki: “Ho lasciato la mia famiglia ed ho intrapreso un viaggio di molti giorni per arrivare fin qui e sottoporti un quesito che mi angustia. Se tutte le cose sono vuote di un se separato ed isolato, come insegna il Buddha Shakyamuni, cosa fa si che l’uomo si reincarni?”
Questa fu la risposta: “L’uomo torna su questa terra fintanto che ha lasciato in sospeso dei doveri a cui adempiere, così come tu dovresti tornare a casa per prenderti cura di tua moglie e dei tuoi figli, invece di preoccuparti per questioni superflue!”
Con questo breve scambio di battute entrambi raggiunsero i rispettivi scopi. Il pellegrino fu illuminato e fece ritorno a casa, Inoki si liberò di lui velocemente

mercoledì 4 aprile 2007

20. La cima della montagna

Un nuovo pellegrino giunse fino ad Inoki per interrogarlo: “Come posso raggiungere lo zen? E’ una meta che non riesco neppure ad intravedere!”
“Quando hai iniziato a scalare questa alta montagna non ne vedevi ancora la cima, eppure eri già sulla montagna e sapevi per certo che saresti giunto fin qui.”
Il pellegrino fu illuminato e, non essendo abituato all’altitudine, svenne subito dopo.

domenica 1 aprile 2007

19. Trovare sé stessi

Inoki, il famoso saggio eremita, fu raggiunto dall’ennesimo pellegrino sulla cima della montagna.
“Maestro, son venuto fin qui per trovare me stesso”
“Ed invece hai trovato me”, gli rispose Inoki “Mi dispiace, se vuoi ti offro un tè. Chi te lo ha fatto fare di percorrere tutta questa strada?”
Il pellegrino fu illuminato. Da allora non si sa più nulla di lui, pare si sia smarrito lungo la via di ritorno.

giovedì 29 marzo 2007

18. La pietra lungo il cammino

Un altro pellegrino si mise in cammino per incontrare lo stesso saggio eremita Inoki.
Durante il viaggio teneva lo sguardo fisso verso la cima del monte dove sperava di trovare la serenità spirituale. Per questo motivo non vedeva le pietre, piccole ma vicine, che si trovavano sul sentiero, e finì con l’inciampare su una di esse.
In questo modo perse due denti ma raggiunse l’illuminazione.

lunedì 26 marzo 2007

17. Non opporre resistenza

Nel mese più freddo dell’anno un pellegrino scalò un’alta montagna per far visita all’eremita Inoki, che veniva considerato da tutti un illuminato.
Lo incontrò in una misera capanna coperta dalla neve, e gli domandò come potesse difendersi dal freddo. Quell’uomo santo gli rispose così: “L’alternarsi delle stagioni è un evento naturale, io ho semplicemente smesso di opporre resistenza al freddo o al caldo, in questo modo ho smesso di soffrirne”.
Colpito da queste parole il pellegrino, una volta salutato il saggio eremita, sedette sulla neve e si raccolse in profonda meditazione.
Il giorno dopo trovarono il sorriso beato di un Buddha impresso sul suo volto assiderato.

venerdì 23 marzo 2007

16. Trascendere l'ego

Un monaco confessò al maestro il proprio sconforto per la pratica infruttuosa: “Maestro, non riesco a trascendere il mio ego, penso francamente che sia impossibile”
“Ti ripeto che è possibile, devi crederci perché te lo dice un saggio illuminato, mica uno qualsiasi, non sarà un caso se tutti mi considerano il migliore!”

martedì 20 marzo 2007

15. Maestro di sé stesso

Un monaco interpellò il proprio maestro: “Di cosa ho bisogno per raggiungere lo Zen?”
“Non ti serve niente che tu non abbia già”
“Questo vuol dire che anch’io potrei essere un maestro?”
“Esatto, ognuno è maestro di sé stesso. Io in realtà non ho nulla da insegnarti”
Il monaco fu illuminato, il maestro dovette presto trovarsi un nuovo lavoro.

sabato 17 marzo 2007

14. La fine del racconto

Un monaco si rivolse al proprio maestro: “Come si trova lo Zen?”
“Lo Zen è già qua, lo trovi quando finisce l’illusione e comincia la vera realtà”
“E quando comincia la vera realtà?”
“Alla fine di questo racconto”

mercoledì 14 marzo 2007

13. Un calcio nel vuoto

Tamaru era un monaco molto erudito e si vantava della propria perfetta conoscenza in materia di filosofia buddhista.
Il maestro lo avvicinò un giorno per chiedergli: “Dimmi Tamaru, qual è la vera natura di tutte le cose?”
“E’ il vuoto, mi stupisce questa domanda per quanto è banale!”
“Quindi se do un calcio nello stomaco del vuoto non mi aspetto alcuna reazione…”
Poco dopo Tamaru, contorcendosi per terra, capì di non essere ancora riuscito a liberarsi del tutto dalla sofferenza.

domenica 11 marzo 2007

12. Né pensare né non pensare

Un monaco chiese un giorno al proprio maestro: “Come posso raggiungere lo Zen?”
“Non devi pensarci!”, fu la risposta.
“Sono entrato nel monastero proprio per questo, come posso non pensarci?”
“Non devi pensarci, ma non devi neanche non pensarci!”
Il monaco, non sapendo più cosa pensare, fu illuminato.

giovedì 8 marzo 2007

11. Non fare niente

Al termine di una seduta di meditazione il maestro Tamagochi chiese ad uno dei suoi discepoli: “Che cosa hai fatto?”
“Non ho fatto niente” rispose il discepolo, guadagnandosi le lodi di Tamagochi
Gazebo assistette a questo scambio di battute, e pensò di trarne un insegnamento.
Il mattino dopo Tamagochi gli chiese: “Ti sei preso cura del giardino?”
“Non ho fatto niente” rispose Gazebo, guadagnandosi, inaspettatamente, dei calci in culo.

lunedì 5 marzo 2007

10. Un segno dal cielo

Il giovane Subaru era diventato uno discepolo Zen per cercare rifugio dalla propria infelicità.
Ogni giorno levava lo sguardo supplichevole al cielo, pregando di poter raggiungere la serenità che agognava.
Un giorno il maestro lo avvicinò e gli disse: “Ragazzo, il cielo ci osserva tutti allo stesso modo, troverai presto la pace che è già in te, ma non ti giungerà nessun aiuto dall’alto”
Il giovane triste sollevò nuovamente il viso, come alla ricerca di un segno. Tale segno gli venne depositato sulla testa da un gabbiano che passava proprio in quell’istante.
Così Subaru fu illuminato. Il maestro se ne compiacque e lo invitò a farsi subito una doccia.

venerdì 2 marzo 2007

9. La tazza rotta

Un giorno un illustre professore universitario fece visita al maestro Non-Li per interrogarlo sullo Zen.
Non-Li lo accolse offrendogli del tè. Riempì la tazza fino all’orlo e continuò a versare il tè facendolo traboccare. Il suo scopo era di spiegare al professore che se la sua mente, così come la tazza, era piena delle sue idee e concetti, lui non avrebbe potuto mostrargli lo Zen. Ma Non-Li non ebbe bisogno di parlare; al professore bastò vedere il gesto per capire e raggiungere l’illuminazione. Afferrò la tazza e la ruppe gettandola a terra, permettendo al liquido, non più trattenuto dal contenitore, di diffondersi liberamente sul pavimento.
Il maestro si rallegrò della felice intuizione del suo erudito ospite.
Dopo quel giorno i due presero spesso il tè assieme, versandoselo direttamente in bocca.

martedì 27 febbraio 2007

8. L’acqua dello stagno

Un maestro zen impartì ad uno dei suoi discepoli il seguente insegnamento:
“Così come l’acqua scorrevole di un fiume può condurti in un altro luogo, l’acqua immobile di uno stagno potrà condurti al Buddha che non è in nessun luogo se non dentro di te”.
Perplesso il discepolo si allontanò riflettendo sull’enigmatico suggerimento.
Trovò un ampio stagno in una fresca e piacevole radura e decise di sedersi presso la riva. Trascorse giorni e notti in meditazione, sperando che la vicinanza dello stagno potesse in qualche modo aiutarlo a raggiungere il risveglio, ma col tempo i dubbi e le aspettative lo distoglievano sempre più dalla concentrazione. Sapeva che in questo modo stava percorrendo il cammino opposto rispetto a quello dello Zen, e ciò alimentava ulteriormente la sua ansia, come in un circolo vizioso.
Una notte ebbe finalmente una visione illuminante: sognò di sentirsi in qualche modo un tutt’uno con lo stagno, l’elemento acqua del suo corpo era quello dello stagno stesso, non vi era differenza, nessuna separazione. Si sentiva come una goccia che stava per tuffarsi nell’oceano. Capì di essere sulla soglia del risveglio.
Come spesso accade coi sogni, anche questo si interruppe sul più bello. Egli si risvegliò effettivamente, accorgendosi di essere caduto nello stagno durante il sonno

sabato 24 febbraio 2007

7. Il suono del vuoto

Mikado chiese un giorno al maestro Toshiba di descrivergli lo Zen. Per tutta risposta il maestro colpì un bicchiere di cristallo con una bacchetta.
“Che suono meraviglioso!” commentò Mikado.
“E’ il vuoto contenuto nel bicchiere che ne rende puro il suono” disse Toshiba, e subito dopo diede una violenta mazzata sulla testa del discepolo, producendo un suono sordo e sgradevole.
Mikado incontrò il Satori sulla via verso il pronto soccorso.

mercoledì 21 febbraio 2007

6. Allontanare i pensieri

Tofù osservava spesso con stupore Iroshi, che era capace di sedere in meditazione per lunghe giornate consecutive.
Un giorno gli si avvicinò per chiedergli: “Come riesci a rimanere calmo ed immobile per così tanto tempo?”
Iroshi gli rispose senza aprire gli occhi: “Allontano i pensieri e mi immergo nel vuoto della mente”
“E come riesci ad allontanare i pensieri?”
“Per prima cosa allontano i rompiscatole”
Tofù raggiunse così l’illuminazione, e permise finalmente anche agli altri di fare altrettanto.

domenica 18 febbraio 2007

5. Sii tu la luce

Shiatsu meditava ininterrottamente, giorno e notte, all’interno del monastero, sperando di arrivare all’illuminazione.
Una notte il maestro Tokay lo raggiunse nell’oscurità, portando con sé un lume, e gli chiese: “Perché non ti riposi un po’, come fanno gli altri?”
“Maestro, mi dedico alla pratica incessantemente temendo di non riuscire a trovare la via del risveglio”
“Mio caro Shiatsu, la tua ansia ti fa brancolare nel buio, ma non devi cercare la luce fuori di te, sii tu quella luce!”
Nel dire ciò Tokay getto il lume sulla tonaca del suo discepolo.
Shiatsu fu subito illuminato, e così anche la stanza.

giovedì 15 febbraio 2007

4. Ciotola piena, ciotola vuota

Il monaco Sudoku fu visto consumare una ciotola di riso poco prima del tramonto.
Suhsi gli si avvicinò per dirgli: “Ti abbiamo visto mangiare il riso, avevi già consumato il tuo pasto quotidiano. Perché hai violato questo precetto? Avevi così tanta fame?”
Sudoku mostrò la ciotola vuota e rispose: “Di quale riso parli? Di quale fame parli?”
Udendo queste parole Sushi fu illuminato e partì alla ricerca del più vicino ristorante.

lunedì 12 febbraio 2007

3. Il Buddha nella spada

Il monaco Suzuky si rivolse al maestro Fujihama: “Maestro, spiegami il cammino che conduce al risveglio”.
“Per giungere al risveglio devi comprendere la buddhità insita in ogni cosa, anche in questa spada”, disse Fujihama. “Prendila e medita per un anno, poi ritorna da me”.
Suzuky si inchinò e portò via con se la spada portagli dal maestro.
Un anno dopo Fujihama vide tornare il discepolo, che recava con se la stessa spada.
“Maestro, ho meditato incessantemente sulla spada, come tu mi hai raccomandato, ma la confusione nella mia mente è aumentata”
Il maestro prese la spada, la estrasse e con un colpo deciso mozzò la testa del discepolo.
Suzuky fu illuminato una frazione di secondo prima di morire, e raggiunse il Nirvana in un baleno.

venerdì 9 febbraio 2007

2. L'acquazzone

Durante la stagione delle piogge due monaci vennero colti da un violento ed improvviso acquazzone, mentre stavano praticando la meditazione camminata nella foresta.
Il primo monaco fece per correre verso un bambù per trovare riparo ma, nel vedere che il secondo monaco non lo seguiva, si fermò per gridargli: “Perché dobbiamo stare qui a bagnarci?”
“Perché piove, che razza di domande fai?”, rispose il secondo monaco.
Il primo monaco ottenne immediatamente l’illuminazione, ed in seguito anche una bronchite.

1. Boh!

Il monaco Tetsuo chiese al maestro Yoshimoto: “Maestro, qual è l’essenza del Buddha?”
“Boh!” rispose Yoshimoto.
“Capisco Maestro, con questo vuoi dirmi che l’essenza del Buddha è dentro ognuno di noi e quindi è inutile chiederne la spiegazione ad altri.”
“Non volevo dire questo”, replicò il maestro.
“E cosa hai voluto dire?”
“Boh!”
Al secondo boh, Tetsuo fu illuminato.